Il Mental Coach parla del Mental Coaching
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Sai creare “il tuo sentiero”?

luglio 16th, 2010 . by Alessio Spataro

E’ da pochi giorni finita la stagione 2009-2010 con la finale di Coppa del Mondo in Sudafrica vinta dalle “furie rosse” spagnole contro “gli orange” olandesi, e per alcune squadre italiane è già iniziato il ritiro pre-campionato per l’anno 2010-2011.

Tra le varie squadre che sono partite già ai primi di Luglio, c’è anche la Juventus, che, sicuramente, deve “recuperare” l’annata non proprio positiva appena conclusa. Parlando di Juve e dei giocatori juventini, spero proprio per loro che riescano davvero a ripartire alla grande e mettere da parte ciò che è andato decisamente male.

Dico questo perchè un errore tipico che da Mental Coach ho riscontrato e che sistematicamente riscontro in molti atleti con cui ho fatto Mental Coaching (professionisti e dilettanti), è quello di dedicare tempo, energie e “focus mentale” agli insuccessi passati!

Detto in maniera più spicciola, stanno a “rimuginare” su tutto ciò che è andato storto, su tutto ciò che avrebbero potuto fare ma che non hanno fatto, su tutto ciò che avrebbero potuto ottenere e che non hanno ottenuto!!!

Questo errore comporta in sè altri errori molto più negativi:

1. il giocatore, sicuramente non lo sa, ma nel momento in cui continua a pensare e a “rivedere” gli insuccessi del passato, non solo “ricicla” ulteriore negatività, insicurezza e apatia, ma sta involontariamente “condizionando” il suo inconscio all’insuccesso anche del futuro!

Perchè?… perchè sta creando, anzi, ritracciando all’interno della sua mente le famose “sinapsi” o “memorie mentali” come se fossero dei sentieri pre-impostati (non è un caso che vengano chiamate anche “tracce o mappe mentali”)!

Facciamo questo esempio: se tu vai in montagna o in un qualunque bosco, cosa ti viene istintivamente da fare..vai all’avventura e attraversi alla cieca ettari di piante alte 2 metri, dove non vedi niente oltre il tuo naso, oppure ti incammini direttamente lungo dei percorsi ben marcati (i classici sentieri di montagna)???
Penso che la risposta sia per molte persone ovvia e scontata!

Il punto però è:.. e se quei sentieri, anzichè portarci presso quelle mete a cui noi vorremmo arrivare (per esempio un lago, bello e rilassante, o un rifugio, caldo e sicuro), ci conducono da tutt’altra parte, per esempio dentro delle “sabbie mobili” o davanti un “dirupo verticale”, la cui sola vista ci fa letteralmente tremare le gambe????
Ecco il motivo per cui ci sono delle persone che sembrano “programmate al successo” (da qui la parola Programmazione Neuro Linguistica, PNL) e altre che non riescono ad uscire fuori dai momenti difficili, come se fossero davvero cadute dentro delle sabbie mobili!!!

NON SANNO CREARE I LORO SENTIERI VERSO IL SUCCESSO!

Beh, ormai ci sono innumervoli studi che hanno abbondantemente provato un aspetto fondamentale circa la possibilità per l’uomo di raggiungere o meno un determinato risultato: è la persona/l’atleta stesso che crea nella propria testa quei sentieri, quei “canali preferenziali” che conducono verso risultati positivi o, ahimè, a risultati negativi!
Tutto dipende dalle cose su cui più si focalizza e dal tipo di pensieri e di dialoghi interni che crea dentro di sè! (andremo ad approfondire questo primo punto nei prossimi post)

“NOI SIAMO LA SOMMA DEI NOSTRI PENSIERI!”

2. L’altro aspetto ulteriormente negativo, è che l’atleta, ripercorrendo nel tempo gli insuccessi del passato, potrebbe commettere l’errore di attribuire il fallimento a sè stesso, alla propria persona, alla propria identità e non a quei determinati comportamenti che sicuramente sono stati la reale causa di quegli insuccessi!

Questo è uno dei motivi per cui molte persone vanno ad indebolire, anzi, ad abbattere profondamente la propria autostima e la propria autoimmagine!
Il meccanismo (il dialogo interiore) che fanno scattare è: “io sono un fallito, io sono un incapace, io sono uno stupido, io non sono più in grado di…, io non sono come quell’altra persona là..”!
Magari un’altra persona, dopo aver commesso lo stesso errore, è più propenso a dirsi: “io ho sbagliato in quella determinata situazione, in quel determinato contesto, ma io sono comunque una persona in gamba!”..”mi sono comportato da stupido in quella situazione. La prossima volta so cosa dovrò fare e cosa non dovrò più ripetere”

Se ci rifletti bene anche tu, queste due tipologie di frasi hanno un impatto emotivo ed emozionale completamente diverso su di noi e sul nostro inconscio!

Compito del Mental Coach è proprio questo: affiancare l’individuo affinchè si alleni e si abitui, con delle tecniche di Mental Coaching e di PNL, a creare i propri “sentieri” che lo conducano, inconsciamente, alla peak performance e al raggiungimento di obiettivi ancora più ambiziosi e stimolanti!
Al Mental Coach non interessa sindacare sulle cause dei mancati successi (quello lasciamolo agli psicologi o psichiatri), ma piuttosto interessa focalizzarsi e, soprattutto, far focalizzare il singolo giocatore ed il team verso “dove si vuole andare” e verso obiettivi specifici, misurabili e motivanti!!..in sostanza, fare in modo che si ulizzi la propria mente non come un freno ma come un acceleratore di risultati!!!

L’ulitizzo di “immagini mentali”, di “incantesimi potenzianti”, di àncore positive, di tecniche di concentrazione, di superamento di paure/fobie/insicurezze e tante altre cose che rappresentano il “come fare per”.. beh, lo vedremo nei prossimi articoli!!

Ti saluto con l’augurio che anche tu, possa imparare a creare il tuo sentiero verso le mete che più desideri!!!

Buon weekend a tutti! :-)

“Questione di mentalità…”.. a dirlo non è un Mental Coach ma Marcello Lippi.

giugno 24th, 2010 . by Alessio Spataro

Sono qui a scrivere, mentre ascolto in diretta la conferenza stampa di Marcello Lippi alla fine della partita Slovacchia-Italia: 3-2.

“… mi dispiace per non essere stato in grado di aver dato alla squadra la giusta mentalità per affrontare una partita così importante; mi assumo tutte le responsabilità perchè evidentemente non ho saputo preparare la squadra, non tanto dal punto di vista tecnico-tattico ma dal punto di vista psicologico.. non ho saputo dare le giuste motivazioni e toccare le corde giuste per motivare e stimolare questi giocatori..

“Si, è vero all’interno della squadra ci sono dei profressionisti importanti.. ma comunque sono sempre delle persone..
e se in passato sono riuscito a dare loro le giuste motivazioni, e trovare la giusta miscela, a questo mondiale non ci sono riuscito.”

E’, ovviamente, un Marcello Lippi decisamente dimesso e rammaricato che parla!

Ma è comunque un Lippi da ammirare per il fatto che (ormai l’ex) C.T abbia pubblicamente riconosciuto le proprie colpe e si sia assunto le proprie responsabilità. Rispondendo ad una domanda, dice con fermezza: “E’ sempre il capo che ha la responsabilità per i risultati di un gruppo. Come per il 2006 penso di aver dato un importante contributo alla conquista del titolo mondiale, ora, nel 2010, non sono riuscito a creare le giuste condizioni psicologiche.”

Vincenzo D’Amico, in studio, ribadisce: “Lippi sostiene che non ha saputo motivare la squadra” ..”..ma mica c’è bisogno che ad un Mondiale l’allenatore dia le motivazioni ai giocatori perchè un giocatore, soprattutto ad un mondiale, le motivazioni le deve avere già dentro!” (e allora cosa ci sta a fare l’allenatore??? :-) )

Su tutte queste parole (sia di Lippi che di D’Amico) ci sarebbe molto da dire..

Ad ogni modo ho voluto riportare queste parole solo perchè, ancora una volta, viene sottolineato quanto l‘aspetto mentale, psicologico e motivazionale sia determinante nel raggiungimento di una ottima prestazione.

Ma il punto è: se è vero che tutta la squadra si è allenata per un mese intero sia dal punto di vista tecnico, tattico e atletico, quanto si sono allenati i singoli giocatori dal punto di vista mentale?

Dai discorsi fatti da Lippi (“non ho saputo dare le giuste motivazioni”), si deduce che ancora si pensa (siamo nel 2010!) che sia sufficiente “motivare” i giocatori per farli rendere al massimo così come dalle parole di D’Amico è evidente la forte credenza che i giocatori debbano trovare le motivazioni dentro di sè: sì, è ovvio, un bravo allenatore dovrebbe essere anche un “bravo motivatore”, così come un bravo giocatore dovrebbe trovare gli stimoli dentro di sè, ma, come è accudato in questo mondiale, non sempre tutte queste cose si verificano…contemporaneamente!..

Lo dico più da ex-calciatore che da Mental Coach: purtroppo ancora oggi nel calcio ci si affida troppo alle capacità “naturali/innate” del singolo giocatore e troppo si spera che per quella determinata gara quel giocatore sia “in giornata”, si spera che, da solo e in maniera “spontanea”, quel giocatore trovi la giusta concentrazione e determinazione, si incrociano le dita e poi si spera, si spera e ancora si spera…

E’ un pò come dire: non alleniamoci fisicamente, tecnicamente e tatticamente, e poi speriamo che i giocatori corrano per tutta la partita, che siano precisi nei passaggi e che eseguano i giusti schemi con i giusti automatismi!!
Sarebbe davvero bello, ma penso che sia un pò improbabile che così facendo si possano ottenere dei bei risultati (a parte il famoso fattore CU..) :-)

Allora il punto è: Perchè ci si allena tutti i giorni?
Ci si allena per cercare di creare in partita quelle condizioni ottimali affinchè poi si giochi in maniera più organizzata e non ci si affidi troppo alla buona sorte! … CI SI ALLENA perchè “MA DAI…ALESSIO, E’ OVVIO CHE CI SI DEBBA ALLENARE” se vuoi tentare di vincere!

Eh già!! E’ OVVIO CHE CI SI DEBBA ALLENARE!!! :-)
“Come posso farmi trovare preparato al momento opportuno se non mi alleno prima?”

Questo lo si dà per scontato per gli aspetti tecnico-tattico-atletico, ma non, (per lo meno nello sport del calcio), per l’aspetto mentale e psicologico!

Ci si limita a dire “non sono concentrati, hanno paura, sono insicuri, stanno andando al 20% delle loro potenzialità!”

Ma, a maggior ragione in vista di determinate competizioni, dove ormai le squadre sono molto più “livellate” sul piano tattico-atletico che in passato, la vera differenza la fa l’aspetto mentale e motivazionale: ovvero l’abilità dei singoli giocatori di farsi trovare concentrati, sicuri e motivati, non per puro caso, ma perchè quella concentrazione, sicurezza e motivazione sono stati allenati e condizionati prima della gara con sedute di Mental Coaching specifiche!

Un occhio un pò più esperto e attento avrebe potuto “scommettere” fin dall’inizio sull’esito finale della partita… perchè c’erano tutti i segnali di una “morte annunciata”… (in verità i segnali “non verbali” erano evidenti sia all’inizio di questa partita ma nelle interviste dei giocatori di questi giorni c’erano molti molti segnali “verbali, para-verbali e non-verbali” altrettanto ben evidenti!).

Magari nei prossimi post vedremo che tipo di training mentale sarebbe stato opportuno fare per arrivare “un pò più preparati” in vista di una competizione tanto impegnativa (ribadisco) soprattutto dal punto di vista mentale e motivazionale!

Detto ciò, onore comunque a Lippi per il discorso fatto!

Domenech e la nazionale francese…

giugno 23rd, 2010 . by Alessio Spataro

Ancora non riesco a crederci..
un giocatore (Anelka) che nel bel mezzo di un mondiale viene mandato via;
una squadra intera, che nel bel mezzo di un allenamento, abbandona la seduta e si ritira negli spogliatoi;
il preparatore atletico che fa una sceneggiata in maniera plateale (venendo quasi alle mani con Evra e gettando poi il proprio fischietto a metri di distanza)
e per finire.. una partita persa (in modo indegno) dalla squadra contro la nazionale del SudAfrica.

Un bilancio a dir poco negativo..quello raccolto dalla nazionale francese ai mondiali di calcio in SudAfrica.

E, ovviamente, le domande nascono spontanee:

1. come è possibile che sia accaduto tutto ciò?
2. come è possibile che un allenatore abbia perso totalmente la leadership nei confronti dei propri giocatori?
3. o meglio, quanta leadership aveva conquistato Domenech sulla squadra? Era un leader o più un capo? E quanta capacità in termini di empatia, comunicazione, motivazione, creazione di una forte identità di squadra e senso di appartenenza ha dimostrato di avere il selezionatore francese?

Forse, può risultare, ora, fin troppo facile attaccare Domenech e le sue “comprovate” in-capacità!!..ma il punto della mia analisi vuole sottolineare un punto sostanziale: per quanto una squadra possa essere costituita da giocatori di altissima qualità tecnica, di grande forza fisica o di notevole velocità nell’eseguire azioni di gioco, e nonostante molti di loro avessero già molta esperienza alle spalle avendo partecipato a campionati importanti e a competizioni internazionali sia di club che di nazionale, non potrà mai raggiungere alcun traguardo ambizioso se all’interno del team stesso vengono meno gli “ingredienti” che possano “trasformare” un insieme di persone in una vera e propria squadra!

Senza ombra di dubbio l’aspetto mentale, motivazionale e relazionale sono di fondamentale importanza nel raggiungimento di un qualsiasi risultato: non superiore, ma sicuramente è di pari importanza rispetto alle componenti “abilità tecnica”, “preparazione tattica” e “preparazione atletica”.

Non ci può essere alcuna “peak performance” (prestazione di successo) se un atleta o un team intero non hanno la capacità di gestire i momenti di difficoltà, di mettere da parte eventuali “tensioni interne” (che possono inevitabilmente nascere in un qualsiasi gruppo), e focalizzare/indirizzare la propria concentrazione al momento opportuno sulle cose veramente importanti, sviluppare un forte senso di appartenenza e di attaccamento “alla maglia”,

E per questo, prima di ogni cosa, è importante che l’allenatore sia un vero leader che sappia guidare con autorevolezza i propri giocatori verso obiettivi comuni, che sappia creare con loro un clima di complicità, di responsabilità, di motivazione e determinazione ma, contemporaneamente, di entusiasmo, serenità e, perchè no, di sano divertimento!

Più volte ho detto che un bravo allenatore di una squadra è un pò come un direttore di orchestra: nonostante i singoli componenti siano dei veri professionisti, dei musicisti in grado di suonare ad occhi chiusi i propri strumenti, hanno comunque bisogno di un “riferimento” che li sappia guidare e coordinare, di un leader che sappia tirar fuori il meglio da loro affinchè si possa creare quella melodia e quella armonia che solo “l’insieme degli strumenti” può dare!

Cosa succederebbe se tutti quei musicisti andassero ognuno per i fatti propri? che musica uscirebbe fuori se oguno di loro leggesse uno spartito di musiche diverse?

Beh, una squadra di calcio è proprio come un’orchestra: non ci può essere una vera sinfonia senza un grande direttore d’orchestra!

Forse Domenech non solo si è dimenticato gli spartiti a casa, ma ha completamente perso di vista i motivi per i quali i propri “musicisti” avrebbero potuto dare il meglio di sè!

Che Domenech forse, avrebbe avuto bisogno di un Mental Coach? :-)

Lascia un tuo commento e fammi sapere cosa ne pensi.. :-)

Alla prossima..
Alessio

Perché il Mental Coaching?

giugno 14th, 2010 . by Alessio Spataro

. Alcune persone possono avere ancora dei dubbi sull’utilità o sull’importanza che il Mental Coaching possa ricoprire nella società di oggi. Senza alcun ombra di dubbio, possiamo dire che il coaching mentale risponde a un contesto economico e sociale sempre più competitivo e complesso che richiede una maggiore flessibilità nelle competenze e nei comportamenti: le riorganizzazioni, l’internazionalizzazione, la nascita di nuove tecnologie, sono solo alcuni dei fenomeni che chiamano in causa cambiamenti sempre più frequenti e una maggiore capacità di adattamento.

Dal punto di vista pratico la richiesta di Mental Coaching deriva dalla scoperta di un problema di ordine tecnico, personale, relazionale, in cui il Mental coach aiuta il suo assistito (il coachee) a:
- risolvere dei momenti di vita particolarmente “sfidanti”,
- fissare e raggiungere nuovi (o vecchi) obiettivi,
- migliorare la propria autostima e leadership personale,
- migliorare i rapporti con il proprio partner o colleghi di lavoro (o compagni di squadra),
- superare paure, fobie, incertezze..
- imparare a gestire i propri stati d’animo,
- rinnovare il proprio entusiasmo e la propria motivazione..

..in poche parole.. a ottenere tutti quei risultati personali e professionali che desidera ottenere!

Inoltre, la domanda di coaching avviene da chi ricerca una maggiore coerenza personale e una maggiore intraprendenza all’azione.

Oggi più che mai, viviamo in un mercato economico e in un contesto sociale altamente concorrenziali e competitivi.

Molti libri parlano del passaggio dall’Era Industriale all’Era dell’Informazione, della conoscenza, del Digitale, dove tutto è più veloce, dove tutto deve essere “immediato”, deve risultare efficiente, “pena l’esclusione dal mondo delle opportunità ”.

Spesso in molte occasioni e per molte persone non esiste una “seconda opportunità”, per questo vale la pena investire su se stessi al fine di migliorare le proprie capacità personali e professionali ed ottenere il massimo da ogni circostanza!!..raggiungere la “peak performance”!

Una cosa è certa, chi più semina su di sè, sulla propria crescita e miglioramento personale, più frutti raccoglierà!!

Il Mental Coaching…

maggio 21st, 2010 . by Alessio Spataro

Sono sempre più numerose e “specifiche” le domande che oggigiorno le persone si pongono circa il Coaching Mentale, la PNL, le loro applicazioni e il mondo della crescita personale in genere.

A partire da questo post, vorrei creare una presentazione approfondita sul ruolo del Mental Coach e sul Coaching Mentale, sulle sue origini e, soprattutto, sul suo attuale utilizzo come strumento verso la“peak performance” nelle aziende (business e executive coaching), nella sfera privata di una persona (life coaching), ed in ambito sportivo (sport coaching).

Dato che ci sono, ad ogni modo, ancora dei dubbi su alcuni aspetti, mi preme chiarire, in particolare, gli obiettivi e gli argomenti su cui il Mental Coaching interviene, le sue modalità ed i suoi tempi di attuazione, ed il tipo di rapporto che si instaura tra i protagonisti del coaching mentale: il “Mental Coach” ed il suo cliente, il “coachee”.
Nel nostro “viaggio” sul Mental Coaching, infine, andremo a parlare anche dell’evoluzione del servizio di coaching che c’è stato negli ultimi anni e, in particolare, del tipo di rapporto del coaching con i nuovi media.
Faremo un rapido excursus dei nuovi media che strada facendo si sono inseriti nel mondo del coaching e perché no.. mi piacerebbe condividere con tutti voi come “i nuovi media” siano stati utilizzati nella mia esperienza e attività lavorativa.. (lo devo ammettere, non ne sapevo molto!).


(mi preparo ai monitor di Magny Cours per assistere un pilota di GP2)

Insomma, come tutte le attività che vogliono rivelarsi di successo e garantire determinati risultati ai propri clienti, anche (anzi, direi, a maggior ragione) il Mental Coaching deve dimostrare di essere sempre al passo con i tempi e parlare la lingua che più viene utilizzata!

Rimanete sintonizzati..perchè conoscerete tante cose nuove e molto interessanti!

Buon week end a tutti.

Il Mental Coach…

maggio 12th, 2010 . by Alessio Spataro

Negli ultimi anni il fenomeno del coaching ha avuto un vero e proprio “boom”.

Forse sarà il fascino del “ruolo del coach”, il richiamo della “libera professione”, il desiderio di importanza e l’opportunità di poter diventare un riferimento per qualcun altro.

Ad ogni modo, oggigiorno si sente sempre più parlare di coaching e del Mental Coach.

Ormai sono davvero tanti gli ambiti in cui il Mental Coach può esercitare la propria competenza:

lo Sport Coaching, il Business Coaching, il Life coaching, il Team Coaching, il Learing Coaching (per poter migliorare le proprie capacità nello studio e nell’apprendimento in genere)..
Insomma ormai della parola “coach” se ne sta facendo un abbondante utilizzo (se non abuso).. (vedi “voice coach”, “shopping coach”, ecc ecc… )

Se da una parte il marketing porta a questo fenomeno, dall’altra non si può dimenticare il fine ultimo che ogni VERO COACH, dotato di ampie conoscenze, grande esperienza e, non ultimo, grande senso etico, deve sempre tener presente: la crescita ed il miglioramento delle persone.

Un coach che non metta al primo posto questo obiettivo fondamentale, non può essere considerato un buon Mental Coach.

Ecco perchè è di assoluta importanza cercare, informarsi, testare e (solo alla fine) selezionare quel Mental Coach che più di tutti ha conquistato appieno la nostra fiducia.

Cosa dobbiamo ricercare in un buon Mental Coach?
Senza alcun dubbio, queste carattersitiche:
- empatia (ovvero una grande capacità di ascolto e di saper entrare in sintonia con chiunque)
- grandi capacità comunicative, (del resto, come potrebbe insegnare ad altre persone a migliorare nella comunicazione e nella capacità di relazionarsi con l’esterno se non ne è lui il primo BUON esempio?) :-)
- competenza e professionalità, (conosce in maniera approfondita le tecniche di coaching, di PNL, di NAC, di NEI..o altro?)
- uno “smisurato entusiasmo” e “una infinita passione” per il proprio lavoro, ma, soprattutto…
- totale e sincero interesse verso la persona e un incondizionato amore per la sua crescita personale, professionale e/o sportiva.

E’ comprensibile che siano qualità difficili da trovare (di solito è già difficile trovarne solo alcune in un’unica persona, figuriamoci tutte insieme!!!), :-) … ma non impossibile.
Fortunatamente ci sono tanti professionisti del coaching mentale che, nonostante non avessero inizialmente tutte queste qualità, negli anni hanno saputo sviluppare anche quelle di cui mancavano.. dimostrazione che nessuno “nasce imparato” ma che volere è potere!.

Voglio salutarti con un semplice messaggio:
“Tutto si può acquisire e raggiungere se sviluppi dentro di te una STRA-ORDINARIA determinazione e una INCROLLABILE perseveranza!!!”

Parola di coach!!!

Nei prossimi post parleremo in particolare delle caratteristiche del Mental Coach in ambito Sportivo!

Che straordinario Excellence Coaching!!!

maggio 5th, 2010 . by Alessio Spataro

Sono passati solo tre giorni dalla fine dell’Excellence Coaching..ma a me sembra di essere ancora lì!!!
Per me è stato davvero bellissimo essere presente a ReggioEmilia perchè purtroppo, per impedimenti vari, era più di un anno che non facevo il mental coach per uno dei vari team del corso.
Ho avuto l’occasione di ritrovare vecchi amici e colleghi, ma soprattutto di rifare una “doccia rigenerante”… di quelle che lasciano il segno! E già.. chi pensa che i mental coach non debbano mai fare del lavoro su di sè, ahimè, sbaglia di grosso.
Questa edizione è stata davvero speciale perchè c’erano tante persone e tutte hanno dimostrato una gran voglia di mettersi in gioco: sono uscite, anzi, si sono “scaraventate” fuori dalla loro zona di comfort e hanno così dato un notevole contributo al successo dell’intero corso!
Molti di loro hanno dimostrato con i fatti (e non con le parole) una straodinaria leadership personale, un’incredibile umiltà e desiderio di affrontare le loro sfide personali: come si suol dire hanno guidato con l’esempio e hanno tracciato la strada spianandola completamente per il resto dei partecipanti.
Ci tengo a fare i miei sentiti complimenti a tutti loro.. sono stati un vero modello da seguire e da cui imparare. Non posso non citare Giovanna, Jane, Enzo, Alessandro, Daniele, Cristina, Daria, Dante e sua figlia Giada, Giuseppe..e la lista sarebbe ancora lunga: grazie, grazie di cuore per quello che ci avete dato!
Inoltre vorrei salutare e congratularmi con le persone del mio team che senza ombra di dubbio hanno dato il meglio per sè e per gli altri: un calorosissimo abbraccio in stile Excellence a tutti e, ovviamente, anche ai grandi assistenti Renato e Elena, avete fatto un lavoro super!!!
Direi che siete stati proprio il team n.1!!!!!
Il vostro coach Alessio.

Sport Coaching con il pilota…

ottobre 14th, 2009 . by Alessio Spataro

Domenica e Lunedi sono stato a Roma.
Non certo per passeggiare in centro (anche perchè c’è stato un vero e proprio nubifragio), ma per fare due coaching “full immersion” con un giovane pilota di Formula3 Italia.
Abbiamo messo “solo” delle basi ad un percorso di coaching che ci vedrà coinvolti per tutta la prossima stagione.
Come prima cosa, in occasione dell’ultima gara di questo campionato, abbiamo fatto un lavoro soprattutto nella “ristrutturazione” di questa annata che, purtroppo, non è andata benissimo, ed abbiamo fatto un importante lavoro di condizionamento sull’atteggiamento, sulla mentalità e sulla determinazione da avere da qui in avanti.
I ragazzi che corrono nelle formule minori non solo sono piloti molto giovani (e quindi con poca esperienza nella gestione delle pressioni), ma spesso sono condizionati (o meglio, si fanno condizionare) nelle emozioni e nella testa da tutto ciò che sta loro attorno: da ciò che dicono i genitori, i meccanici, gli ingegneri, il manager..e non per ultimo, gli “imprevisti” che la monoposto e tutte le sue componenti meccaniche possono presentare in qualsiasi momento.
E’ in questo che l’automobilismo si differenzia da altri sport: la componente non umana, cioè la meccanica.
Quindi da una parte si deve “imparare ad accettare” eventuali guasti o rotture che esulano dalle capacità dirette del pilota, ma dall’altra lavorare comunque sull’aspetto mentale che inevitabilmente ha un aspetto preponderante (assieme alla preparazione atletica) nel raggiungimento di elevate prestazioni.
Da questo punto di vista, con il giovane pilota in questi due giorni ho cercato di dare forti stimoli motivazionali, e soprattutto abbiamo creato insieme un efficace e produttivo “rituale” nella preparazione del pre-gara.
Come molti sportivi sanno, la “fase di attesa alla gara” è vissuta in maniera molto intensa ed è per questo che, nel bene o nel male, può risultare determinante in ottica del risultato finale.
(Ad ogni modo spiegherò meglio nei prossimi post questo aspetto).
Inoltre abbiamo creato (e condizionato al massimo) la strategia per come entrare, man mano che ci si avvicina alla qualifica o alla gara, ad uno stato emozionale “di eccellenza”, ad un vero e proprio “peak state” straordinario. Mamma mia, che lavoro, semplicemente esilarante!! Mentre guidavo la coaching, non immaginate che livello di energia sentivo, e quanta energia c’era nella stanza!! Emozionante, anzi elettrizzante!!!

Sono davvero contento per il tipo di lavoro fatto, soprattutto per come il giovane pilota si è lasciato andare, fidandosi ed affidandosi totalmente. Questo è il modo migliore per creare un’ottima sinergia!

Che dire, le basi sono state messe: ora c’è da condizionare il lavoro fatto caro pilota, e non sai quante altre cose strabilianti ti aspettano nelle prossime coaching!

Fai un gran weekend, e un grosso in bocca al lupo!!