Il Mental Coach parla del Mental Coaching
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“Questione di mentalità…”.. a dirlo non è un Mental Coach ma Marcello Lippi.

giugno 24th, 2010 . by Alessio Spataro

Sono qui a scrivere, mentre ascolto in diretta la conferenza stampa di Marcello Lippi alla fine della partita Slovacchia-Italia: 3-2.

“… mi dispiace per non essere stato in grado di aver dato alla squadra la giusta mentalità per affrontare una partita così importante; mi assumo tutte le responsabilità perchè evidentemente non ho saputo preparare la squadra, non tanto dal punto di vista tecnico-tattico ma dal punto di vista psicologico.. non ho saputo dare le giuste motivazioni e toccare le corde giuste per motivare e stimolare questi giocatori..

“Si, è vero all’interno della squadra ci sono dei profressionisti importanti.. ma comunque sono sempre delle persone..
e se in passato sono riuscito a dare loro le giuste motivazioni, e trovare la giusta miscela, a questo mondiale non ci sono riuscito.”

E’, ovviamente, un Marcello Lippi decisamente dimesso e rammaricato che parla!

Ma è comunque un Lippi da ammirare per il fatto che (ormai l’ex) C.T abbia pubblicamente riconosciuto le proprie colpe e si sia assunto le proprie responsabilità. Rispondendo ad una domanda, dice con fermezza: “E’ sempre il capo che ha la responsabilità per i risultati di un gruppo. Come per il 2006 penso di aver dato un importante contributo alla conquista del titolo mondiale, ora, nel 2010, non sono riuscito a creare le giuste condizioni psicologiche.”

Vincenzo D’Amico, in studio, ribadisce: “Lippi sostiene che non ha saputo motivare la squadra” ..”..ma mica c’è bisogno che ad un Mondiale l’allenatore dia le motivazioni ai giocatori perchè un giocatore, soprattutto ad un mondiale, le motivazioni le deve avere già dentro!” (e allora cosa ci sta a fare l’allenatore??? :-) )

Su tutte queste parole (sia di Lippi che di D’Amico) ci sarebbe molto da dire..

Ad ogni modo ho voluto riportare queste parole solo perchè, ancora una volta, viene sottolineato quanto l‘aspetto mentale, psicologico e motivazionale sia determinante nel raggiungimento di una ottima prestazione.

Ma il punto è: se è vero che tutta la squadra si è allenata per un mese intero sia dal punto di vista tecnico, tattico e atletico, quanto si sono allenati i singoli giocatori dal punto di vista mentale?

Dai discorsi fatti da Lippi (“non ho saputo dare le giuste motivazioni”), si deduce che ancora si pensa (siamo nel 2010!) che sia sufficiente “motivare” i giocatori per farli rendere al massimo così come dalle parole di D’Amico è evidente la forte credenza che i giocatori debbano trovare le motivazioni dentro di sè: sì, è ovvio, un bravo allenatore dovrebbe essere anche un “bravo motivatore”, così come un bravo giocatore dovrebbe trovare gli stimoli dentro di sè, ma, come è accudato in questo mondiale, non sempre tutte queste cose si verificano…contemporaneamente!..

Lo dico più da ex-calciatore che da Mental Coach: purtroppo ancora oggi nel calcio ci si affida troppo alle capacità “naturali/innate” del singolo giocatore e troppo si spera che per quella determinata gara quel giocatore sia “in giornata”, si spera che, da solo e in maniera “spontanea”, quel giocatore trovi la giusta concentrazione e determinazione, si incrociano le dita e poi si spera, si spera e ancora si spera…

E’ un pò come dire: non alleniamoci fisicamente, tecnicamente e tatticamente, e poi speriamo che i giocatori corrano per tutta la partita, che siano precisi nei passaggi e che eseguano i giusti schemi con i giusti automatismi!!
Sarebbe davvero bello, ma penso che sia un pò improbabile che così facendo si possano ottenere dei bei risultati (a parte il famoso fattore CU..) :-)

Allora il punto è: Perchè ci si allena tutti i giorni?
Ci si allena per cercare di creare in partita quelle condizioni ottimali affinchè poi si giochi in maniera più organizzata e non ci si affidi troppo alla buona sorte! … CI SI ALLENA perchè “MA DAI…ALESSIO, E’ OVVIO CHE CI SI DEBBA ALLENARE” se vuoi tentare di vincere!

Eh già!! E’ OVVIO CHE CI SI DEBBA ALLENARE!!! :-)
“Come posso farmi trovare preparato al momento opportuno se non mi alleno prima?”

Questo lo si dà per scontato per gli aspetti tecnico-tattico-atletico, ma non, (per lo meno nello sport del calcio), per l’aspetto mentale e psicologico!

Ci si limita a dire “non sono concentrati, hanno paura, sono insicuri, stanno andando al 20% delle loro potenzialità!”

Ma, a maggior ragione in vista di determinate competizioni, dove ormai le squadre sono molto più “livellate” sul piano tattico-atletico che in passato, la vera differenza la fa l’aspetto mentale e motivazionale: ovvero l’abilità dei singoli giocatori di farsi trovare concentrati, sicuri e motivati, non per puro caso, ma perchè quella concentrazione, sicurezza e motivazione sono stati allenati e condizionati prima della gara con sedute di Mental Coaching specifiche!

Un occhio un pò più esperto e attento avrebe potuto “scommettere” fin dall’inizio sull’esito finale della partita… perchè c’erano tutti i segnali di una “morte annunciata”… (in verità i segnali “non verbali” erano evidenti sia all’inizio di questa partita ma nelle interviste dei giocatori di questi giorni c’erano molti molti segnali “verbali, para-verbali e non-verbali” altrettanto ben evidenti!).

Magari nei prossimi post vedremo che tipo di training mentale sarebbe stato opportuno fare per arrivare “un pò più preparati” in vista di una competizione tanto impegnativa (ribadisco) soprattutto dal punto di vista mentale e motivazionale!

Detto ciò, onore comunque a Lippi per il discorso fatto!

Domenech e la nazionale francese…

giugno 23rd, 2010 . by Alessio Spataro

Ancora non riesco a crederci..
un giocatore (Anelka) che nel bel mezzo di un mondiale viene mandato via;
una squadra intera, che nel bel mezzo di un allenamento, abbandona la seduta e si ritira negli spogliatoi;
il preparatore atletico che fa una sceneggiata in maniera plateale (venendo quasi alle mani con Evra e gettando poi il proprio fischietto a metri di distanza)
e per finire.. una partita persa (in modo indegno) dalla squadra contro la nazionale del SudAfrica.

Un bilancio a dir poco negativo..quello raccolto dalla nazionale francese ai mondiali di calcio in SudAfrica.

E, ovviamente, le domande nascono spontanee:

1. come è possibile che sia accaduto tutto ciò?
2. come è possibile che un allenatore abbia perso totalmente la leadership nei confronti dei propri giocatori?
3. o meglio, quanta leadership aveva conquistato Domenech sulla squadra? Era un leader o più un capo? E quanta capacità in termini di empatia, comunicazione, motivazione, creazione di una forte identità di squadra e senso di appartenenza ha dimostrato di avere il selezionatore francese?

Forse, può risultare, ora, fin troppo facile attaccare Domenech e le sue “comprovate” in-capacità!!..ma il punto della mia analisi vuole sottolineare un punto sostanziale: per quanto una squadra possa essere costituita da giocatori di altissima qualità tecnica, di grande forza fisica o di notevole velocità nell’eseguire azioni di gioco, e nonostante molti di loro avessero già molta esperienza alle spalle avendo partecipato a campionati importanti e a competizioni internazionali sia di club che di nazionale, non potrà mai raggiungere alcun traguardo ambizioso se all’interno del team stesso vengono meno gli “ingredienti” che possano “trasformare” un insieme di persone in una vera e propria squadra!

Senza ombra di dubbio l’aspetto mentale, motivazionale e relazionale sono di fondamentale importanza nel raggiungimento di un qualsiasi risultato: non superiore, ma sicuramente è di pari importanza rispetto alle componenti “abilità tecnica”, “preparazione tattica” e “preparazione atletica”.

Non ci può essere alcuna “peak performance” (prestazione di successo) se un atleta o un team intero non hanno la capacità di gestire i momenti di difficoltà, di mettere da parte eventuali “tensioni interne” (che possono inevitabilmente nascere in un qualsiasi gruppo), e focalizzare/indirizzare la propria concentrazione al momento opportuno sulle cose veramente importanti, sviluppare un forte senso di appartenenza e di attaccamento “alla maglia”,

E per questo, prima di ogni cosa, è importante che l’allenatore sia un vero leader che sappia guidare con autorevolezza i propri giocatori verso obiettivi comuni, che sappia creare con loro un clima di complicità, di responsabilità, di motivazione e determinazione ma, contemporaneamente, di entusiasmo, serenità e, perchè no, di sano divertimento!

Più volte ho detto che un bravo allenatore di una squadra è un pò come un direttore di orchestra: nonostante i singoli componenti siano dei veri professionisti, dei musicisti in grado di suonare ad occhi chiusi i propri strumenti, hanno comunque bisogno di un “riferimento” che li sappia guidare e coordinare, di un leader che sappia tirar fuori il meglio da loro affinchè si possa creare quella melodia e quella armonia che solo “l’insieme degli strumenti” può dare!

Cosa succederebbe se tutti quei musicisti andassero ognuno per i fatti propri? che musica uscirebbe fuori se oguno di loro leggesse uno spartito di musiche diverse?

Beh, una squadra di calcio è proprio come un’orchestra: non ci può essere una vera sinfonia senza un grande direttore d’orchestra!

Forse Domenech non solo si è dimenticato gli spartiti a casa, ma ha completamente perso di vista i motivi per i quali i propri “musicisti” avrebbero potuto dare il meglio di sè!

Che Domenech forse, avrebbe avuto bisogno di un Mental Coach? :-)

Lascia un tuo commento e fammi sapere cosa ne pensi.. :-)

Alla prossima..
Alessio

Perché il Mental Coaching?

giugno 14th, 2010 . by Alessio Spataro

. Alcune persone possono avere ancora dei dubbi sull’utilità o sull’importanza che il Mental Coaching possa ricoprire nella società di oggi. Senza alcun ombra di dubbio, possiamo dire che il coaching mentale risponde a un contesto economico e sociale sempre più competitivo e complesso che richiede una maggiore flessibilità nelle competenze e nei comportamenti: le riorganizzazioni, l’internazionalizzazione, la nascita di nuove tecnologie, sono solo alcuni dei fenomeni che chiamano in causa cambiamenti sempre più frequenti e una maggiore capacità di adattamento.

Dal punto di vista pratico la richiesta di Mental Coaching deriva dalla scoperta di un problema di ordine tecnico, personale, relazionale, in cui il Mental coach aiuta il suo assistito (il coachee) a:
- risolvere dei momenti di vita particolarmente “sfidanti”,
- fissare e raggiungere nuovi (o vecchi) obiettivi,
- migliorare la propria autostima e leadership personale,
- migliorare i rapporti con il proprio partner o colleghi di lavoro (o compagni di squadra),
- superare paure, fobie, incertezze..
- imparare a gestire i propri stati d’animo,
- rinnovare il proprio entusiasmo e la propria motivazione..

..in poche parole.. a ottenere tutti quei risultati personali e professionali che desidera ottenere!

Inoltre, la domanda di coaching avviene da chi ricerca una maggiore coerenza personale e una maggiore intraprendenza all’azione.

Oggi più che mai, viviamo in un mercato economico e in un contesto sociale altamente concorrenziali e competitivi.

Molti libri parlano del passaggio dall’Era Industriale all’Era dell’Informazione, della conoscenza, del Digitale, dove tutto è più veloce, dove tutto deve essere “immediato”, deve risultare efficiente, “pena l’esclusione dal mondo delle opportunità ”.

Spesso in molte occasioni e per molte persone non esiste una “seconda opportunità”, per questo vale la pena investire su se stessi al fine di migliorare le proprie capacità personali e professionali ed ottenere il massimo da ogni circostanza!!..raggiungere la “peak performance”!

Una cosa è certa, chi più semina su di sè, sulla propria crescita e miglioramento personale, più frutti raccoglierà!!